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Le acque del pianeta e l'inquinamento da plastiche: un'emergenza globale

  • Immagine del redattore: Duilio Francesconi
    Duilio Francesconi
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Consapevolezza, responsabilità e senso civico rappresentano elementi fondamentali per affrontare l’inquinamento da plastica, un fenomeno sempre più rilevante e comparabile, per impatto, al cambiamento climatico.


Diffusione e persistenza della plastica

La plastica è oggi ampiamente diffusa negli ecosistemi acquatici, inclusi fiumi, mari e oceani, con conseguente ingresso nella catena alimentare umana attraverso il consumo di pesce.

I tempi di degradazione sono estremamente lunghi:

  • bottiglie in PET: circa 450 anni

  • sacchetti e mozziconi: circa 20 anni

  • pannolini usa e getta: fino a 500 anni

In molti casi, i materiali plastici non scompaiono completamente, ma si frammentano.


Produzione e impatto ambientale

L’industria petrolifera contribuisce in modo significativo sia alla produzione di plastica, in particolare monouso, sia al cambiamento climatico.

La dispersione della plastica e le emissioni climalteranti rappresentano due fenomeni interconnessi che incidono negativamente su:

  • salute umana

  • ecosistemi animali

  • ambiente vegetale


Esposizione e rischi per la salute

L’esposizione alla plastica è globale e coinvolge l’intera popolazione. Le evidenze scientifiche indicano che essa può rappresentare un fattore di rischio per la salute lungo tutto l’arco della vita, inclusa la fase prenatale.

I gruppi più vulnerabili includono:

  • lavoratori esposti durante i processi produttivi

  • bambini

  • donne in gravidanza

Tra i possibili effetti sulla salute si segnalano:

  • esiti avversi perinatali (aborto spontaneo, basso peso alla nascita, malformazioni)

  • alterazioni dello sviluppo neurocognitivo

  • aumento del rischio di disturbi dello spettro autistico

  • patologie croniche (ipertensione, obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ictus)

  • incremento del rischio oncologico


Microplastiche e nanoplastiche

Le plastiche, attraverso processi di fotodegradazione, si frammentano in microplastiche (particelle <5 mm) e nanoplastiche.

Queste possono:

  • essere prodotte intenzionalmente (cosmetici, vernici, dispositivi medici)

  • derivare dalla degradazione di materiali plastici

Le vie di esposizione includono:

  • ingestione

  • inalazione

  • assorbimento cutaneo

Le microplastiche sono state rilevate in numerosi tessuti e fluidi biologici:

  • sangue

  • placenta

  • polmoni

  • cervello

  • reni

  • cuore

  • liquido seminale

  • prime feci del neonato

Sono state inoltre individuate in placche aterosclerotiche e trombi, suggerendo un possibile ruolo nei processi patologici.

Negli ultimi anni si è osservato un aumento della loro concentrazione nei tessuti umani, verosimilmente correlato all’incremento dell’esposizione ambientale.


Strategie di prevenzione

Alla luce delle evidenze disponibili, risulta necessario adottare misure preventive a livello individuale e collettivo:

  • riduzione dell’uso di plastica monouso

  • controllo dei processi produttivi

  • eliminazione di sostanze chimiche pericolose

  • miglioramento dei sistemi di raccolta differenziata

  • promozione del riciclo e del riuso


Conclusioni

L’inquinamento da plastica rappresenta una problematica globale con implicazioni rilevanti per la salute umana e ambientale.

L’adozione di comportamenti responsabili e l’applicazione del principio di precauzione risultano fondamentali per limitarne l’impatto, in un’ottica di tutela delle generazioni presenti e future.


N.B. Quella che hai appena letto è una sintesi dell'articolo che ho scritto sull'argomento. Se lo desideri puoi scaricare la versione integrale in versione pdf che trovi qui:


 
 
 

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