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La Legge Salvamare: una tutela anche per la nostra salute

  • Immagine del redattore: Duilio Francesconi
    Duilio Francesconi
  • 18 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

L’acqua rappresenta l’elemento fondamentale della vita sul nostro pianeta. Oltre il 70% della superficie terrestre è coperta da acqua e i mari svolgono un ruolo essenziale per il clima, l’ambiente e la salute dell’uomo.

Eppure oggi il mare è sempre più minacciato dall’inquinamento da plastica.

Una parte enorme dei rifiuti che finiscono in mare arriva dall’entroterra attraverso fiumi, laghi e canali. Una volta disperse nell’ambiente, le plastiche si frammentano in micro e nanoplastiche invisibili a occhio nudo, entrando nella catena alimentare e arrivando fino al nostro organismo.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha dimostrato la presenza di microplastiche in diversi tessuti umani, con possibili effetti su infiammazione, sistema endocrino e metabolismo.

Per questo la Legge Salvamare (Legge 60/2022) rappresentava un passo importante nella tutela dell’ambiente marino e della salute pubblica.

La norma nasceva con l’obiettivo di consentire il recupero e il corretto smaltimento dei rifiuti accidentalmente pescati in mare, soprattutto plastica, ma anche vetro, metalli e pneumatici.

Ad oggi, però, gran parte della legge non è ancora pienamente operativa perché mancano alcuni decreti attuativi fondamentali, in particolare quelli relativi alla gestione e al conferimento a terra dei rifiuti recuperati dai pescatori.

Questo significa che migliaia di tonnellate di materiale raccolto accidentalmente durante le attività di pesca continuano a non avere un sistema efficace di gestione.

Secondo i dati di Marevivo, sarebbero già circa 8.000 le tonnellate di rifiuti recuperati in mare che potrebbero essere correttamente conferite grazie all’applicazione completa della legge.

Oggi, invece, in molti casi i pescatori dovrebbero sostenere direttamente i costi dello smaltimento.

È evidente che non possiamo più permetterci una visione del mare come una discarica senza limiti.

L’equilibrio marino è già messo a dura prova dai cambiamenti climatici, dall’aumento della temperatura delle acque, dall’acidificazione e dall’inquinamento crescente.

La tutela del mare non riguarda soltanto le comunità costiere. Riguarda tutti noi.

Serve un impegno concreto che coinvolga:

  • istituzioni;

  • scuole;

  • cittadini;

  • imprese;

  • associazioni ambientaliste;

  • enti locali.

Educazione ambientale, corretta gestione dei rifiuti e prevenzione devono diventare una priorità nazionale.

Un aspetto positivo della legge riguarda invece l’installazione di barriere nei fiumi per intercettare i rifiuti prima che raggiungano il mare, misura già sostenuta da specifici finanziamenti.

Ma molto resta ancora da fare.

Difendere il mare significa difendere la salute delle future generazioni.

E su temi così importanti servirebbero meno ritardi burocratici e maggiore capacità di trasformare rapidamente le leggi in azioni concrete.



 
 
 

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